Non c’è male
La strategia di Obama sulla sicurezza è un inno all’utile senza morale
Nella strategia per la sicurezza nazionale presentata ieri dal segretario di stato americano, Hillary Clinton, c’è un grande assente: il male. Le 52 pagine del documento programmatico di Barack Obama sono un inno generico al multilateralismo, alla cooperazione, ai diritti umani e alla distruzione di un manipolo di terroristi che “non rappresentano nessuna autorità religiosa”, cioè al Qaida.
12 AGO 20

Nella strategia per la sicurezza nazionale presentata ieri dal segretario di stato americano, Hillary Clinton, c’è un grande assente: il male. Le 52 pagine del documento programmatico di Barack Obama sono un inno generico al multilateralismo, alla cooperazione, ai diritti umani e alla distruzione di un manipolo di terroristi che “non rappresentano nessuna autorità religiosa”, cioè al Qaida. L’Amministrazione sta abbandonando ogni velleità di distinguere il bene, cioè l’America e l’occidente con tutta la sua energia morale, dal male, cioè una visione del mondo che odia la libertà e disprezza la vita. Tutti i dossier più delicati vengono riletti attraverso la lente dell’utilità: si può scendere a patti con la Cina e la Russia, se questo serve a raggiungere uno scopo immediato; si può bombardare il Pakistan con i droni per smantellare un pericolo, e il giorno dopo si può fare esattamente il contrario. Ma niente affermazioni di principio, per piacere.
Le concessioni al politicamente corretto – il riscaldamento globale, per citarne una – sono il condimento necessario a una strategia che innalza il realismo fino al punto di deprimere ogni possibilie ideale. L’America ha convinto Cina e Russia a firmare presso l’Onu le blande sanzioni all’Iran; in cambio ha lasciato Mosca e Pechino liberi di fare affari con il regime di Teheran. La chiamano “smart diplomacy”, la diplomazia intelligente, scaltra, ma senza una visione sostantiva del mondo che dia ragione delle scelte concrete ci sarà sempre in giro qualcuno di più scaltro.
Le concessioni al politicamente corretto – il riscaldamento globale, per citarne una – sono il condimento necessario a una strategia che innalza il realismo fino al punto di deprimere ogni possibilie ideale. L’America ha convinto Cina e Russia a firmare presso l’Onu le blande sanzioni all’Iran; in cambio ha lasciato Mosca e Pechino liberi di fare affari con il regime di Teheran. La chiamano “smart diplomacy”, la diplomazia intelligente, scaltra, ma senza una visione sostantiva del mondo che dia ragione delle scelte concrete ci sarà sempre in giro qualcuno di più scaltro.